2050, PER LA TERRA L’ANNO DI NON RITORNO

Settore: energia
Data inserimento: 15 novembre, 2014

planisferoMeno sedici. Il mondo ha, ormai, gli anni contati. Non si tratta, purtroppo, della trama di un film apocalittico, ma della realtà delineata dagli esperti del panel delle Nazioni Unite che hanno presentato, ad aprile scorso, gli ultimi risultati del rapporto sui cambiamenti climatici . Secondo i dati il conto alla rovescia per la terra è già partito e manca davvero poco prima che la situazione del riscaldamento globale diventi ingestibile. Nonostante la crisi economica, infatti, il volume di gas serra prodotti è cresciuto in maniera esponenziale, negli ultimi dieci anni, e per salvare il pianeta c’è un’unica soluzione: abbandonare le fonti fossili che sono le più inquinanti. Avviare importanti strategie di cambiamento nel settore dell’energia è, dunque, la ricetta che per gli esperti bisognerebbe adottare per far guarire il mondo; per evitare che entro la fine del secolo le temperature medie aumentino fino a un massimo di 4,8 gradi Celsius e il livello medio dei mari si innalzi da 26 a 82 cm. In altre parole ci potremmo salvare se entro il 2050 le emissioni globali di gas, in particolare anidrite carbonica, fossero tra il 40 e il 70% in meno rispetto a quelle del 2010, per poi continuare a tagliarle fino quasi a zero nel 2100.

Nonostante l’Onu abbia presentato un rapporto tanto allarmante, non sono, però, mancate le classiche polemiche tra i Paesi in via di sviluppo e quelli ricchi. Secondo fonti di agenzie, l’Arabia Saudita si sarebbe già opposta a limiti troppo stretti di riduzione delle emissioni, e i due Paesi che guidano la classifica delle emissioni, Cina e Usa, hanno preteso che alcuni dei grafici più compromettenti, che fanno parte delle 2mila pagine di cui si compone il rapporto, fossero esclusi dall’estratto di 500 pagine che è destinato ai capi politici dei Paesi membri. La contesa di maggior peso, inoltre, è quella che riguarda la classificazione degli Stati a seconda del volume dei gas emessi. Finora l’Onu ha distinto le Nazioni in via di sviluppo da quelle ad economica matura, finendo per classificare paesi come Cina e Brasile, tra quelli a cui concedere maggiori licenze inquinanti per non sopprimere la crescita in atto.

A questo va aggiunto che negli ultimi anni gli sforzi prima degli americani e poi dei cinesi di investire risorse pubbliche nella produzione di energia tramite fonti alternative è stato annullato dall’arrivo di nuove tecnologie che permettono di estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto. Intanto, mentre molti economisti e politici, da anni, si oppongono ai risultati degli studi dell’ ONU, per paura di ripercussioni gravi sull’ economia mondiale – che secondo stime recenti sarebbe solo dello 0,06% – e si continua a discutere e polemizzare il nostro pianeta va verso un punto di non ritorno. Qual è la soluzione? Per dirla con le parole di Ottmar Edenhofer, economista che ha guidato il gruppo di esperti, occorre smettere di sottovalutare la situazione; salvare il pianeta non ha prezzo.

Basterebbe, dunque, spostare nelle rinnovabili i miliardi di dollari che ogni anno vengono investiti nei fossili e aggiungere a questo politiche di risparmio energetico. Mentre per il settore automobilistico, bisognerebbe lasciare l’utopia di un mondo dove tutte le auto a benzina o diesel fossero sostituite da elettriche o ibride e pensare di sostituire la benzina con i biocarburanti che hanno molte meno emissioni degli attuali combustibili.

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Autore: Emiliana Avellino

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