Addio al merito, restano in panchina vincitori ed idonei dei concorsi pubblici

Settore: editoriali
Data inserimento: 3 febbraio, 2015

concorsoMeritocrazia, che bella parola. Peccato che in Italia trovi raramente applicazione. Come si potrebbe pensare altrimenti di un Paese dove le opportunità di lavoro sono sempre più scarse ed inversamente proporzionate al percorso formativo seguito dagli aspiranti lavoratori? Dove è sempre maggiore il numero di giovani che, dopo anni investiti a studiare, capiscono che restare nel Bel Paese significa trascorrere altrettanto tempo nella spasmodica ricerca di un’attività che sia solo vicina alle proprie aspirazioni? Un Paese che decide di lasciare andare via, all’estero, molti dei ragazzi formati nelle proprie università, “regalando” le loro menti alla produttività, alla ricerca, allo sviluppo di altre Nazioni. E se questo non fosse sufficiente, siamo in un Paese che non riesce a dare la certezza di essere assunto neanche a chi vince un concorso pubblico o ne risulta idoneo. Sì, perché se i nostri genitori sapevano che partecipare ad una selezione, con tutto ciò che comportava in termini di investimenti di tempo nonché economici, significava poter competere per un posto di lavoro, oggi c’è stata tolta anche questa certezza.

 È successo per il concorso indetto dal Comune di Roma, nel 2010, per 22 procedure. Nel 2012 le prime prove: una preselezione e due prove scritte, poi l’orale iniziato nel 2013 e conclusosi nei primi mesi del 2014. Sapete a distanza di un anno quanti sono gli assunti? Veramente pochi e se per i vincitori, almeno, c’è una speranza per gli idonei le speranze sono veramente poche. Allo scadere dei termini di validità delle graduatorie si va ad aggiungere, infatti,  che con l’approvazione della Legge di Stabilità per il 2015, il Governo, al fine di gestire gli oltre 20mila esuberi causati dalla soppressione degli enti provinciali ha imposto a tutte le amministrazioni il blocco delle assunzioni degli idonei dei concorsi pubblici, imponendo una clausola di salvaguardia ad esclusivo appannaggio dei candidati risultati “vincitori” di ogni procedura.

L’ennesima manovra di un Paese che di certo non si può dire valorizzi e tuteli il merito. Dove giovani e meno giovani della “generazione boh” si ritrovano con un bagaglio culturale, conquistato con ore di studio e sacrifici, che, però, loro malgrado, risulta non spendibile, almeno finché decideranno di restare nel proprio Paese.

Di Miriam Capuano

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Autore: Miriam Capuano

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