Banche, come capire se sono solide e sicure

Settore: banche
Data inserimento: 26 maggio, 2016

bancaL’entrata in vigore delle nuove regole europee sul bail-in, con le quali nessuna banca, da quest’anno in poi, potrà essere salvata con gli aiuti di stato, se non in casi davvero eccezionali e il crack di 4 istituti di credito regionale hanno creato non poche preoccupazioni nei consumatori. Allora come valutare se una banca è sicura o meno? Ci sono alcuni  parametri di massima tra cui il Cet1(Common Equity Tier 1) che è l’indicatore più utilizzato dagli analisti per valutare lo stato di salute di una banca. “Si tratta di un parametro espresso in termini percentuali che mette a rapporto il capitale di un istituto creditizio con le sue attività impiegate sul mercato (per esempio in prestiti concessi alla clientela o in titoli obbligazionari). Tutte queste attività sono ponderate per il rischio, cioè valutate in base alla loro qualità. Avere nel portafoglio un bond con un rating elevato (tripla A), infatti, non è ovviamente la stessa cosa che possedere un titolo-spazzatura o un credito ormai in sofferenza che ha buone probabilità di non essere rimborsato. Più alto è il Cet-1 di un istituto di credito, dunque, maggiore è la sua solidità patrimoniale (la media italiana è del 10,5%).

 Altri indicatori. Il Total capital ratio che mette in rapporto il capitale di base di una banca – le azioni, le riserve e gli utili -non distribuiti con i prestiti erogati alla clientela. Anche per il calcolo di questo indicatore, i finanziamenti sono valutati per la loro qualità, ovvero, si sa che non tutti i prestiti concessi da un istituto di credito hanno la stessa probabilità di essere rimborsati regolarmente alla scadenza. Quando il debitore ha difficoltà economiche i finanziamenti da lui contratti in precedenza rischiano di non essere ripagati per intero o di non essere ripagati affatto. Per affrontare questa eventualità che ovviamente provocherebbe un buco nei bilanci, quindi, una banca ha bisogno di una scorta di capitale da parte ovvero un Total Capital Ratio elevato. Questo vuol dire che quanto più questo indicatore sarà alto, tanto più elevata sarà la capacità dell’istituto di credito di sostenere la quantità di sofferenza.

 Mentre i due indici patrimoniali, il Cet1 e il Total Capital Ratio, vanno scovati, c’è un parametro facilmente verificabile ed è l’ indicatore sintetico di costo (Isc),  che permette al cliente di avere  un parametro di valutazione dei costi del conto corrente come stima orientativa della spesa in fase di acquisto.  Introdotto da Banca d’Italia al fine di aumentare la trasparenza delle comunicazioni ai consumatori, l’ indicatore è riportato all’interno del foglio informativo. Il suo valore, ottenuto sommando i costi annuali, fissi e variabili, del conto corrente modellati su sei profili tipo di utilizzo (giovani, famiglie con bassa, media ed elevata operatività, pensionati con bassa e media operatività) consente di confrontare in modo immediato i costi dei diversi conti correnti offerti dalle banche. 

Di Alessandro Casta

 

facebooktwittergoogle_plusredditlinkedinmailby feather
Autore: Alessandro Casta

Lascia un Commento