Crisi bancarie. È legge il Bail-in, quali le conseguenze per i risparmiatori

Settore: banche
Data inserimento: 7 luglio, 2015

imagesOrmai è certo, il ‘bail-in’, il salvataggio delle banche ad opera di azionisti e creditori, è arrivato  anche in Italia. Approvata in via definitiva, a Montecitorio, con 270 voti favorevoli, 113 contrari e 22 astenuti, la legge di delegazione europea recepisce così 56 direttive e 9 decisioni quadro della Ue, andando verso un’ulteriore riduzione delle procedure d’infrazione a carico dello Stato.

Cosa comporta. La norma sul ‘bail-in’ per le crisi bancarie stabilisce che dal 2016 i problemi degli istituti di credito dovranno essere risolti dall’interno, quindi, non attraverso interventi esterni, ma ricorrendo ai depositi superiori ai 100mila euro, oltre che agli azionisti e agli obbligazionisti meno assicurati. In questo modo anche nel Bel Paese il sistema adottato per la risoluzione delle crisi non sarà più bastato sul ricorso ad apporti esterni, forniti dallo Stato, il cosiddetto bail-out, ma all’interno.

 Categorie non coinvolte in caso di Bail -in. “Dall’applicazione del bail-in – chiarisce la scheda di lettura che ha accompagnato il testo in Aula – restano estromesse alcune categorie di passività, segnatamente quelle più rilevanti per la stabilità sistemica o quelle protette nell’ambito fallimentare, come i depositi di valore inferiore a 100.000 euro, le obbligazioni garantite da attivi della banca, i debiti a breve sul mercato interbancario. Altre categorie di passività potranno essere escluse dall’autorità di risoluzione, in casi particolari, sulla base di una valutazione specifica degli effetti sulla stabilità sistemica e del possibile contagio. Nell’allocazione delle perdite – si legge – dovrà essere rispettata la gerarchia prevista dalla direttiva, che in parte modifica quella concorsuale prevedendo, tra l’altro, che i depositi superiori a 100.000 euro detenuti dalle persone fisiche e dalle piccole e medie imprese siano colpitidopo gli altri crediti chirografari (c.d. pecking order). In ogni caso, il trattamento riservato agli azionisti e ai creditori nell’ambito della risoluzione non potrà essere peggiore rispetto a quello che essi avrebbero subìto in caso di liquidazione coatta amministrativa”.

Di Alessandro Casta

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Autore: Alessandro Casta

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