Economia, per salvarla servono creatività e meritocrazia

Settore: editoriali
Data inserimento: 4 settembre, 2015

Businessman painting abstract colorful design on gray background concept for  business creativity, iSecondo l’ultima indagine del Pew Research Center di Washington, in Italia “l’indice di felicità” si ferma a 48 punti, non va meglio per altri Paesi europei come la Grecia, bloccata a 37. Per capire cosa non va basta dare un’occhiata agli indici degli Stati emergenti come il Messico che è a 79 punti, il Brasile a 73, l’Argentina a 66, la Cina a 59. Cosa ci distingue, cosa manca perché questo indice possa tornare a crescere? Secondo il premio Nobel per l’economia Edmund Phelps l’Europa è un continente rimasto senza idee. Chiara e precisa è l’analisi che Phelps ha fatto attraverso le pagine del Financial Times: a mancare sono «la creatività ed il dinamismo».

 Il problema dell’Italia, come di altri Stati europei sarebbe, dunque, la stagnazione dell’economia, un’economia diventata «meccanica, robotizzata, che ha per ingredienti la ricchezza, i tassi di interesse, i salari; ma priva dell’abilità e dell’inventività degli esseri umani». E allora per uscire dal circolo vizioso che pone al centro una “salda” scienza economica che non vacilla neanche davanti ai continui fallimenti e le ripetute crisi, secondo Phelps è necessario rimettere al centro la creatività. Così la “prosperità” dei cittadini ovvero far bene un mestiere per ottenere migliori salari deve lasciare il posto alla loro “fioritura” (coltivare l’immaginazione, esercitare la curiosità intellettuale, praticare la creatività).

 E come le cose possono cambiare se il nostro Paese lascia andare via le menti più brillanti, servendole su un piatto d’argento (fatto di anni di formazione) ad altre Nazioni, o mortifica, invece di valorizzare, quelle che restano? «Non possiamo far finta che le cose cambieranno se continuiamo a fare le stesse cose», scriveva, il secolo scorso, il grande Einstein ponendo l’attenzione proprio sull’importanza del merito e della creatività in modo particolare in tempi di crisi con un’analisi ancora attuale.

 «Una crisi può essere una vera benedizione per qualsiasi persona, per qualsiasi nazione, perché tutte le crisi portano progresso. La creatività nasce dall’angoscia proprio come il giorno nasce dalla notte buia. È nella crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera una crisi supera se stesso, restando insuperato…. L’incompetenza è la vera crisi. Il più grande svantaggio delle persone e delle nazioni è la pigrizia con la quale tentano di trovare le soluzioni dei loro problemi. Senza una crisi non c’è sfida. Senza sfide, la vita diventa una routine, una lenta agonia. Non c’è merito senza crisi. È nella crisi che possiamo realmente mostrare il meglio di noi. Senza una crisi, qualsiasi pressione diventa un tocco leggero. Parlare di una crisi significa propiziarla. Non parlarne è esaltare il conformismo. Lavoriamo duro, invece. Facciamola finita una volta per sempre con l’aspetto davvero tragico della crisi: il non voler lottare per superarla».   Albert Einstein

 

Di Alessandro Casta

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Autore: Alessandro Casta

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