Energia elettrica dal mare, UE leader del settore

Settore: energia
Data inserimento: 20 maggio, 2015

energia_dal_mare_otec_oceano_solare_termica_eolico_idrogeno_1Forse poche persona sanno che l’Unione Europea è leader mondiale sul fronte dello sviluppo di tecnologie che producono energia elettrica dal mare, grazie al 51% ed al 45% di “sviluppatori” rispettivamente di energia dalle maree e dalle onde. A rivelarlo è il centro ricerche della Commissione europea, secondo cui il Vecchio Continente dovrebbe arrivare ad installare i primi 66 MW entro il 2018 e riuscire così a produrre l’energia elettrica che serve per soddisfare il fabbisogno di una città di circa 100mila abitanti, come Ancona o Vicenza. Un primato che occorre, dunque, conservare.

Tra i mari che dovrebbero accogliere il maggior numero di impianti ci sono quelli della Gran Bretagna, Normandia, Olanda e Irlanda del nord, Svezia e Portogallo, ma anche l’Italia dovrebbe fare la sua parte. Gli studiosi, infatti, stanno effettuando test, in modo particolare,  sul moto ondoso che si verifica nelle acque toscane e della Sicilia e sono, inoltre, diverse le università italiane che stanno eseguendo ricerche in questa direzione, tra cui il Politecnico di Torino, l’Università di Firenze, la Seconda Università di Napoli e l’Università della Calabria.

Intanto, attualmente, le aree di studio sono sostanzialmente rappresentate dalle correnti delle maree, specie in Scozia, dove stanno sviluppando la prima ‘farm’, che entro il 2016 conterà su quattro turbine da 1.5 MW ciascuna e dove altri progetti hanno ricevuto finanziamenti dell’Ue per altri 18 MW in totale, ed in Normandia, dove sono attesi, nel giro di tre anni,altri 20 MW.  Per quanto riguarda, invece, l’energia da moto ondoso la ricerca è più diffusa a livello mondiale, con delle ‘farm’ in sviluppo in Svezia e Australia. In fine sono in fase iniziale altre due tecnologie: progetti di ‘conversione termica oceanica’ che sfruttano la differenza di temperatura fra acque profonde e superficiali, specie in acque tropicali, mentre, in Italia, si potrebbe investire sulla conversione tramite osmosi, che sfrutta la differenza fra acqua dolce e salata e quindi interveniene in zone in prossimità di estuari o delta dei fiumi e del mare.

Di Laura Pinto

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Autore: Laura Pinto

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