Energia, l’Italia deve dire addio al carbone

Settore: energia
Data inserimento: 15 ottobre, 2015

centrale-carbone“Decarbonizzare completamente l’economia mondiale entro fine secolo”: è questo l’obiettivo che il G7 ha stabilito a giugno scorso; per raggiungerlo, però, è necessario che ci sia la trasformazione completa dei sistemi energetici dei sette Paesi entro il 2050. Da una serie di report, firmati Oxfam ed E3G, è emerso che seppure durante il summit non si sia parlato di quali fonti vadano eliminate per poter ottenere questo risultato, di sicuro è necessario evitare la generazione elettrica a carbone in quanto non dotata di tecnologia per la cattura CO2, perché ancora costosa e inaffidabile. Tutti i sette devono, quindi, liberarsi dal carbone compresa l’Italia; ma come può fare? Secondo quanto mostra lo studio, il Bel Paese sarebbe anche avvantaggiato rispetto ad altri Stati grazie: al contributo delle rinnovabili che sono ormai giunte al 37,5% della domanda; ad un nutrito parco di centrali a gas nonché alla chiusura, già annunciata, di diversi impianti a carbone. A mancare, però sarebbero una politica coerente ed una reale volontà di tagliare definitivamente questa fonte.

Secondo gli autori del report non c’è più tempo: è arrivato il momento che il nostro Paese razionalizzi il settore elettrico e dia priorità alla chiusura di potenza a carbone. “Al momento – si legge – né il governo né l’Enel hanno un piano per il pensionamento delle centrali a carbone”. In Italia abbiamo 10 GW di centrali a carbone, responsabili per oltre il 10% delle emissioni di CO2 totali e per questo combustibile dipendiamo quasi totalmente dall’import. Per la fine di questo decennio ci si aspetta che in Italia i GW di potenza elettrica da carbone in funzione scendano a otto. L’Enel, invece, a marzo scorso ha annunciato di voler abbandonare gradualmente il carbone, per divenire carbon neutral al 2050. Delle 23 centrali di cui l’ex monopolista ha annunciato la chiusura, però, fa notare il report, solo tre sono a carbone e sono le più vecchie e le più piccole.

Ad ostacolare la liberazione dell’Italia dal carbone ci sarebbe, dunque, secondo gli autori dell’indagine, una politica incoerente. “Con i via libera dati a nuovi impianti a carbone – si denuncia –  e senza una tabella di marcia per ridurre le emissioni del settore dopo il 2020, anche il nuovo meccanismo per la remunerazione della capacità che sta per entrare in vigore (il cosiddetto capacity market) rischia di diventare un sussidio per mantenere in funzione centrali a carbone”.

Di Laura Pinto

facebooktwittergoogle_plusredditlinkedinmailby feather
Autore: Laura Pinto

Argomenti trattati: , , , ,

Lascia un Commento