Fare impresa in Italia? No grazie!

Settore: banche
Data inserimento: 10 settembre, 2014

 Made-in-italy-e1410194098967Sempre più aziende decidono di delocalizzare. Perché? Basta osservare questo eloquente schema, proposto dal quotidiano Libero nell’articolo di Claudio Antonelli dello scorso agosto, che lo mostra in modo molto semplice. Albania e Macedonia sono i veri e propri “paradisi industriali” ovvero se si decide di fare impresa i tempi sono, confrontati con i canoni italiani, una vera e propria utopia: un solo giorno. Le imprese nascono più in fretta anche nel Regno Unito ed i Marocco: solo sette giorni, cifre che fanno impallidire il Bel Paese dove ce ne vogliono dai 60 ai 120. Per non parlare delle imposte, in Macedonia per i primi dieci anni non si paga nulla a dispetto del 47 % che sono costretti a sborsare gli imprenditori tricolore. Infine da non sottovalutare il cuneo fiscale (la tassa sulla produzione e sul consumo di un bene) che va da un minimo del 14 % dell’Albania al massimo del nostro paese, ben il 99,2 per cento.

Quindi, un imprenditore non ha alcun interesse ad investire in Italia o tornare ad investirci quando è stato costretto a produrre fuori, per sopravvivere, dal momento che varcati i confini di Stato si pagano meno tasse e si hanno meno ostacoli sindacali. Il dato viene confermato anche dalla classifica Doing Business della Banca Mondiale, che misura la capacità di un Paese nello stimolare gli affari e pone l’Italia al 66esimo posto su 189. Questo, però, non è purtroppo l’unico confronto che vede il Bel Paese uscirne perdente, basta osservare le posizioni della Macedonia, al numero 26, l’Austria al 31, Berna al 30esimo.

Non va meglio sul piano dei costi del lavoro e della produttività. Dal 2008 al 2013 nel Bel Paese c’è stata un’importante riduzione occupazionale. Stando all’analisi condotta da Mediobanca su 2050 imprese top del made in Italy, si calcola, che abbiano rinunciato in cinque anni a 72mila dipendenti, ovvero una perdita del 5,1 per cento. A cospetto di questi dati è però cresciuto il costo unitario del personale che ha registrato un più 23,7 %, nonché il costo della produttività, del 12,1 per cento, mentre i prezzi sono calati perché i consumatori acquistano sempre meno. Per questi motivi è in continua crescita il numero delle imprese che decino di produrre all’estero prodotti che di Italiano conservano solo il marchio. Mentre, purtroppo, il nostro paese si impoverisce sempre di più.

 

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Autore: Alessandro Casta

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