Gli Italiani non investono

Settore: banche
Data inserimento: 8 agosto, 2014

salvadanaio In tema di risparmi sembra che gli italiani siano dei conservatori: non amano rischiare a differenza di spagnoli e francesi che sembrano, invece, più propensi a fare investimenti finanziari meno garantiti, ma sicuramente più redditizi. Altro che Fondi Comuni o altri strumenti finanziari, nel Bel Paese i soldi si preferisce averli sempre disponibili; così la maggior parte delle famiglie li tiene sul conto corrente, una percentuale li deposita sui libretti postali e solo una piccola fetta è disposta ad investirli in titoli e fondi. Di certo i vari scandali come quello Parmalat o Cirio hanno contribuito a questa tendenza degli italiani che hanno preferito acquistare direttamente buoni Tesoro ed obbligazioni anziché farlo attraverso il Fondo.

A rendere maggiormente cauti i cittadini del Bel Paese è stata poi, sicuramente, la paura su quello che sarà il destino dell’Euro e il timore di eventuali patrimoniali. Il risultato è stato che in molti hanno e preferiscono tenere fermi i propri soldi che, inevitabilmente, subiscono l’erosione costante del potere d’acquisto da parte dell’inflazione. “La moneta si svaluta”: Come diceva Totò a Peppino De Filippo in uno dei loro film più famosi. A questo si devono aggiungere gli scarsi interessi che si hanno sui risparmi depositati su conti correnti e sui libretti postali, che spesso non coprono neanche il tasso di inflazione nonché i costi dei depositi ed il periodico pedaggio dell’imposta di bollo.

In altre parole il denaro non frutta tenendolo fermo, ma al contrario facendolo circolare. Certo bisogna valutare come investirlo, ma un minimo di rischio per chi vuole guadagnare ci vuole. Per i Buoni del Tesoro e le obbligazioni, per esempio, gli interessi variano in base alla durata: maggiori sulla lunga scadenza, in quanto si sconta la perdita di valore per l’inflazione, e minori su quelli a breve termine. Altra cosa importante da valutare sarà la serietà dell’ente emittente il titolo; per questo bisogna tener conto del rating, che è la valutazione emessa ad opera delle cosiddette   agenzie di rating che permette di valutare il grado di rischio stimato dal mercato.

facebooktwittergoogle_plusredditlinkedinmailby feather
Autore: Alessandro Casta

Argomenti trattati: , , ,

Lascia un Commento