Il merito salverà il mondo. Il modello arriva da Singapore

Settore: editoriali
Data inserimento: 30 marzo, 2015

singa«Diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie capacità, impegno, opere, prestazioni, qualità, valore»: è questa la definizione che si trova sul dizionario alla voce “merito”. E non è difficile comprendere che se in un Paese i posti di responsabilità fossero assegnati seguendo il criterio del merito, piuttosto che quello dettato dalle logiche di sistemi clientelari,  le cose funzionerebbero e sicuramente meglio. Per chi non riuscisse ad immaginarsi un tale sistema basta dare un’occhiata a quello che è successo nella città-Stato di Singapore , il cui fondatore Lee Kuan Yew, scomparso da poco, in soli trent’anni, è riuscito a trasformare il paese asiatico che viveva una situazione economica drammatica ed era privo di risorse naturali.

 Lee Kuan Yew, laureato a Cambridge con lode, aveva capito che per risollevare lo stato doveva sfruttare l’unica risorsa che aveva a sua disposizione ovvero il capitale umano. Così il principio fondamentale della Costituzione di Singapore è la meritocrazia ed è previsto per questo anche un apposito organo, la Public Service Commission, con rango costituzionale e super partes, che ne sorvegli la attuazione. Sono anni, ormai, che questo organo si preoccupa di selezionare e attrarre nel servizio pubblico i migliori talenti che vengono poi seguiti nel loro sviluppo professionale. La selezione inizia molto presto: già al quarto anno delle scuole elementari, il 6-7 per cento dei migliori ragazzi vengono avviati a percorsi formativi eccellenti, nelle scuole secondarie e nelle università. I più bravi, poi, ricevono borse di studio per andare nelle più ambite università di Singapore e all’estero. I laureati più brillanti vengono, infine, inseriti nel settore pubblico attraverso carriere fast track (scorciatoie) e per 4 o 5 anni vengono formati e ulteriormente selezionati per posizioni prestigiose nella amministrazione pubblica.

 Un eccellente sistema educativo, ma anche il rispetto della legalità e la lotta alla corruzione: sono queste le leve su cui si poggia  l’amministrazione pubblica di Singapore che è sicuramente tra le migliori nel mondo. E allora perché l’Italia non pensa di prendere spunto dal paese orientale, da un modello che di certo non si può ritenere simile al proprio, se solo si considera che nel Bel Paese i ragazzi più bravi sono spesso costretti ad andare all’estero per ottenere un lavoro?!

Di Emiliana Avellino

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Autore: Emiliana Avellino

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