IN ITALIA IL MERITO È UN MIRAGGIO

Settore: editoriali
Data inserimento: 5 luglio, 2014

miraggioHo sempre pensato che se mi fossi impegnata avrei ottenuto dei buoni risultati, che quanto maggiore sarebbe stato il tempo e l’ingegno messo in quello che facevo tanto più avrei raccolto i frutti di quanto seminato. Non so per quale motivo mi sia venuta questa idea, forse lo devo a mia nonna che da piccola mi diceva sempre: “Lo studio è un albero dalle radici amare ed i frutti dolci”. Così ho, spesso, sacrificato il divertimento per arrivare a quei frutti: diploma con il massimo di voti, laurea con encomio, master.

Professionista a 26 anni. Potevo ottenere un buon lavoro, lo speravo; era forse arrivato il momento di cogliere quei frutti dolci. Purtroppo no. Ero disorientata in un mondo dove sembrava non esserci posto per una come me. Ma cosa avevo sbagliato? Ero stata catapultata fuori da un treno in corsa e mi ritrovavo ferma, a non so quale stazione, nella speranza di poter salire anche solo sul primo regionale, per smentire quella strana sensazione di trovarmi ad un binario morto. Mi ci è voluto un po’ per capire che non era stata colpa mia. Mentre i figli, i parenti e gli amici di qualcuno influente si sistemavano, ho visto tanti coetanei costretti a partire per realizzarsi all’estero. Altri hanno resistito e, come me, cercano di arrancare tra vari lavoretti. Così ho capito che il problema è del nostro Paese, dove il merito viene mortificato e non valorizzato. Basti pensare a come in Italia si accede all’Università: il sapere di una persona viene valutato dalla sua capacità di saper mettere delle X nelle caselle giuste. In Gran Bretagna, invece, le università selezionano i meritevoli attraverso le pagelle degli ultimi tre anni, una lettera di accreditamento dei docenti delle materie specifiche rispetto al corso di laurea prescelto, un decisivo colloquio individuale ed infine il voto di maturità. Nel Bel Paese, invece, c’è una profonda crisi di merito che si registra in ogni ambito. Nella politica, per esempio, dove tra la qualità della società civile e il livello di rappresentanza c’è una vera e propria forbice che allontana i migliori dalla tentazione di provarci.

Per non parlare del credito, quale banca italiana finanzierebbe un giovane che si presenta allo sportello con una buona idea e una pagella di studi eccellenti? Nessuna, se lo stesso giovane non fosse in grado di restituire il prestito con gli interessi. Come si può, allora, ben sperare in una rivalutazione del merito se anche nel sistema creditizio, che più di ogni altro potrebbe rimettere in piedi il merito ed impedire che vadano avanti solo quelli fortunati per nascita, fa completamente l’opposto?

[A.O.]

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Autore: Emiliana Avellino

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