Meritocrazia o raccomandazioni, questo è il dilemma

Settore: editoriali
Data inserimento: 29 luglio, 2016

meritoIl fratello di un Ministro che fa una carriera lampo, il figlio di un professore universitario che vince il concorso come docente nella stessa facoltà del padre, il nipote del primario appena laureato e già assunto in un Ospedale dove non si rinnovava il personale da qualche lustro. Quante di queste storie abbiamo letto e commentato con sprezzante sarcasmo, quante volte abbiamo parlato di una meritocrazia calpestata, delle speranze disilluse di quelli che purtroppo sono figli di “nessuno”. Riflessioni giuste e sacrosante, ma quanti di noi pensando di essere al posto di quei professori universitari o di quei consiglieri regionali o ministri o primari non penserebbero di “sistemare” un proprio caro? Credo veramente in pochi per non dire nessuno. Vi sarà capitato di usare espressioni come “quando diventerò qualcuno io…! o quando sarò qualcuno…!”. Beh, non mi dite che il vostro pensiero non sia andato a vostro fratello, a un amico, a un cognato o ad un nipote.

Quanti, infatti, avendo un’impresa di costruzione non hanno deciso di sistemare o non sistemerebbero il figlioccio ingegnere che magari la laurea l’ha comprata piuttosto che un perfetto sconosciuto che avrebbe però tutte le carte in regola; quanti avvocati non prenderebbero a lavorare nel proprio studio la nipote di un amico, la segnalata dall’uomo di potere del momento, pur sapendo che è priva di competenze piuttosto che affiancarsi una brillante praticante; quanti editori non farebbero scrivere il figlio del vecchio compagno di classe anche se questo è totalmente privo di talento. Certo, poi, può capitare che all’improvviso un ponte, costruito da soli pochi anni, non sia più agibile; che si leggano articoli che sfidano le regole della grammatica e della sintassi italiana; che negli ospedali si trovino medici che non distinguono un infarto da un mal di stomaco e che negli uffici ci si imbatta in impiegati totalmente incompetenti.

Può capitare e a chi non è capitato di commentare almeno una volta nella vita: “Ma a questo chi l’ha messo qui?!”. La risposta è semplice a “piazzarlo” è stata la nostra stessa mentalità, una mentalità che va scardinata alla radice. La rivoluzione deve partire dal basso, senza ipocrisie, ognuno nel proprio piccolo dovrebbe agire facendo valere la semplice regola della meritocrazia. Così è meglio insegnare ai proprio figli che nella vita le cose si ottengono con sacrifici e lavoro e non con le “raccomandazioni”. Loro potrebbero essere i primari, i ministri, i professori del domani che, però, solo in una società meritocratica saranno riusciti a diventarlo pur essendo figli di “nessuno”.

Di Emiliana Avellino

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Autore: Emiliana Avellino

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