LA RICCHEZZA DIVORZIA DAL LAVORO E DAL MERITO

Settore: editoriali
Data inserimento: 5 luglio, 2014

wall-street«L’eccessiva concentrazione della ricchezza in poche mani rischia di produrre effetti gravemente distorsivi nel sistema economico. Oggi il denaro si fa con altro denaro e non con il lavoro». A lanciare l’allarme è l’economista francese Thomas Piketty , 43 anni, direttore degli studi presso la École des hautes études en Sciences sociales (EHESS) e professore presso la Paris School of Economics . Lo studioso, nel saggio “ il capitale del XXI secolo”, ha spiegato che attualmente il lavoro e la ricchezza hanno divorziato. Se, oggi, un’azienda taglia posti di lavoro le sue quotazioni in borsa salgono. I nuovi grandi ricchi non sono più industriali, ma immobiliaristi.

Le grandi fortune, salvo ovviamente le dovute eccezioni, non scaturiscono più dalle imprese – dal lavoro dell’imprenditore e dei suoi dipendenti – ma dalle speculazioni finanziarie. Del resto se uno lavora di più, metà di quello che incassa deve darlo allo Stato, mentre se investe in operazioni finanziarie pagherà non la metà, ma un quarto. Il sistema della produzione risulta profondamente legato a quello della finanza. Tutto ciò ha portato alla cosiddetta “Jobless society” ovvero ad una società che prescinde dal lavoro. Una società in cui le macchine intelligenti sostituiscono, in dosi sempre più massicce, operai ed impiegati. Senza considerare la rete, pagamenti effettuati on line, biglietti telematici – hanno mandato fuori mercato intere categorie di lavoratori e la nascita di nuove figure professionali di certo non rimpiazzano le perse. Per Piketty al fine di arginare i pericoli di una società dove, per aumentare i consumi non vengono alzati i salari ed i redditi, ma viene moltiplicato il debito che ha generato la crisi del 2008, sono necessarie contromisure politiche che vadano a difendere il ceto medio sempre più impoverito.

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Autore: Emiliana Avellino

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