LE ROSE CHE NON COLSI

Settore: editoriali
Data inserimento: 5 luglio, 2014

roseQuanti di voi potrebbero definirsi, veramente, soddisfatti della propria vita? Quanti se avessero la possibilità di tornare indietro nel tempo sceglierebbero di restare esattamente dove sono? Sembra veramente pochi, almeno secondo un recente sondaggio, condotto in forma anonima, da una società leader in Italia nella comunicazione di impresa.

L’indagine ha coinvolto 2.400 soggetti, tra loro il 33 per cento, ovvero un italiano su tre, sceglierebbe di tornare ad un’età compresa tra 30 ed i 40 anni, mentre il 30 per cento degli intervistati preferirebbe i 20 o i 30 anni. La cosa che maggiormente fa riflettere, però, è come spesso l’essere umano si concentri sulle occasioni perse, su ciò che non ha fatto, che viene immaginato come una scelta determinante che avrebbe dato alla propria vita una piega migliore. Ad analizzare la problematica la psicologa Gianna Schelotto, nel libro “Le rose che non colsi”. « Molte persone – scrive l’analista– si caricano sulle spalle il proprio passato e se lo trascinano nella vita quotidiana, con la convinzione che il mondo in cui stanno vivendo sia solo la brutta copia di quello in cui avrebbero potuto vivere » . Tutto ciò viene accompagnato spesso dalla « sindrome del risarcimento » : le persone si aspettano dal mondo esterno riparazioni per i presunti torti subiti.

Così finiscono per portarsi dentro un’amarezza che, inevitabilmente, si riflette nel loro comportamento, nell’atteggiamento e nello sguardo. Un vero e proprio masochismo è quello di ricercare e rimuginare sul proprio passato. « Bisogna, invece – come spiega la psicologa – lasciare nel giardino della mente le rose che non abbiamo colto e concentrarci su quelle che possiamo cogliere ». L’operazione è semplice, basta allenare la mente e spostare l’attenzione da ciò che si sarebbe potuto fare a ciò che si può ancora fare, dalle occasioni non sfruttate a quelle che possiamo ancora cogliere al volo, nel presente.

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Autore: Emiliana Avellino

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