L’inquinamento atmosferico causa morti premature e danni economici

Settore: energia
Data inserimento: 30 aprile, 2015

inquinamento-atmosferico2Quanto vale la vita in Italia? Sembrerebbe ben poco, almeno stando ai dati emersi dal report dell’Organizzazione mondiale della Sanità, elaborato in collaborazione con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), secondo il quale l’inquinamento atmosferico causerebbe, nel Bel Paese, 32 mila morti premature l’anno con danni per circa 88,5 miliardi di euro. Se si ragiona in termini di Pil: l’inquinamento atmosferico si mangia il 4,7% del Prodotto interno lordo.

Cosa fa il Paese per evitare queste morti? Proprio adoperando la metodologia del “value of statistical life” (VSL), il “valore statistico della vita”, lo studio OMS-OCSE ha stimato quanto le varie società sono disposte a pagare per evitare i decessi e le malattie causate dall’inquinamento atmosferico; n’è risultato un valore differenziato a seconda dei vari contesti economici. Così una vita in Italia, ai fini statistici, “varrebbe” 3 milioni di dollari, in Kirghizistan 490mila dollari e in Lussemburgo 6,28 milioni.

Dati di certo poco incoraggianti che dovrebbero, però, servire ad incentivare la lotta all’inquinamento atmosferico. La situazione, infatti, appare abbastanza sconfortante anche negli altri 52 Paesi dell’Unione Europea, oggetto dell’indagine. Da stime totali si calcolano 600mila morti premature l’anno che, sommati ai decessi per malattie, producono un danno economico di circa 1.600 miliardi di dollari. Le centrali termoelettriche, i trasporti su strada e l’agricoltura, dunque, insieme ai caminetti di casa e a tutte le altre fonti di emissioni di particolato, ci costano cioè circa il 10% del Pil dell’Unione Europea. Cifre che non tengono in conto  altri danni, come quelli legati alle emissioni di CO2. In dieci tra i 53 Paesi considerati, inoltre, l’inquinamento atmosferico vale oltre il 20% del Pil: le situazioni peggiori sono state registrate nelle nazioni a basso reddito dell’Est-Europa, come la Bulgaria dove i danni arrivano al 29% del Pil. La situazione migliore è stata invece registrata in Norvegia solo 0,3% del Pil, seguita dalla Svezia 0,9% e dalla Finlandia con lo 0,7%.

 

 

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Autore: Alessandro Casta

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