L’Italia non è un paese per pensionati

Settore: banche editoriali
Data inserimento: 27 gennaio, 2015

pensioneSi sa, in Italia, è opinione condivisa che le nuove generazione una pensione non riusciranno a vederla neanche con un binocolo. Per i pochi fortunati, invece, la pensione sarà inferiore, del 40 e anche 60%, rispetto a quelle percepite attualmente. Ciò comporta che per poter solo pensare di condurre una vecchiaia dignitosa gli italiani, in modo particolare gli inoccupati e quelli che svolgono un’attività autonoma o precaria, dovrebbero,  qualora fossero, però, nelle condizioni di farlo, risparmiare ai fini previdenziali. Una pensione privata, dunque, da aggiungere a quella pubblica dell’Inps.

In base al decreto legislativo n. 252/2005, chi decide di avere una pensione integrativa può scegliere tra diverse tipologie: aderire ad un fondo chiuso o negoziale ovvero ad un fondo di settore, di categoria o territoriale, previsto dai contratti sindacali, nazionali o aziendali o promossi da organizzazioni di categoria (per esempio, i fondi pensione negoziali dei lavoratori metalmeccanici Fondapi e Cometa); sottoscrivere un PIP, acronimo di Piano previdenziale individuale, che è una vera e propria polizza assicurativa o i Fip (fondi di investimento previdenziale) o aderire ad un fondo aperto.

Questi ultimi, gestiti da banche, assicurazioni, società di intermediazione mobiliare (Sim) sono quelli meno convenienti. La commissione vigilanza sui Fondi della pensione integrativa (Covip), infatti, ha denunciato l’esosità delle polizze offerte dalle assicurazione, i cui costi di gestione finirebbero per mangiarsi il rendimento.  Per fare un esempio pratico, chi decide di scegliere un fondo aperto dovrà versare 4 anni di contributi in più rispetto a chi sceglie un fondo chiuso. Inoltre, l’ammontare della pensione integrativa dipenderà anche da altre componenti tra cui la scelta del sottoscrittore che, al momento della stipula del contratto, deciderà se optare per un profilo di investimento basso, soggetto a meno rischi, o più aggressivo.

I fondi aperti si distinguono, dunque, in obbligazionari o azionari dove questi ultimi sono sicuramente i più convenienti, ma se mancano molti anni alla pensione dai 20/ 25, sono, in questo caso, infatti, gli unici che possono offrire rendimenti più sostanziosi. In alternativa, per coloro che vogliono, invece, scegliere un profilo di investimento basso conviene optare per i fondi aperti misti o bilanciati quindi con obbligazioni ed azioni, che prevedano nel “portafogli”, in base alla valutazione sugli anni che mancano al pensionamento, un numero maggiore o minore di obbligazioni rispetto a quello delle azioni.

Non bisogna dimenticare, però, che per riuscire ad ottenere una buona pensione di scorta è essenziale il ruolo giocato dal gestore del fondo che con professionalità e serietà, in base al diverso profilo scelto dall’utente, deve decidere di investire il denaro ricevuto o in un solo strumento di risparmio o in più titoli che siano obbligazioni, buoni del tesoro, azioni estere, liquidità. Sostanziale è, dunque, la bravura del gestore, che dovrà perseguire lo scopo del miglior rendimento.

Di Alessandro Casta

facebooktwittergoogle_plusredditlinkedinmailby feather
Autore: Alessandro Casta

Argomenti trattati: , , , ,

Lascia un Commento