L’uomo e quell’irresistibile richiamo primordiale per il mare

Settore: editoriali
Data inserimento: 10 giugno, 2018

405867_4616507575731_1083737005_nImmenso, avvolgente, rilassante ed ipnotico. Chi nel guardare, nell’ascoltare o nell’immergersi nel mare non ha provato almeno una di queste sensazioni. Percezioni facilmente comprensibili. Tutto parte dalla vista, il colore blu viene identificato con la calma, la profondità, la saggezza e produce benefici emozionali e cognitivi, ma soprattutto ha effetti rilassanti. Eppure non è sempre stato così, per gli antichi greci e per i romani il blu non era un colore apprezzato, in quanto colore degli occhi dei barbari.  Bisogna aspettare l’avvento del Cristianesimo perché il blu venga nobilitato e  considerato un colore che dà serenità e invita alla calma, simboleggiando l’evasione e la pace.

Una sensazione di pace, dunque, creata dalle percezioni visive, ma anche uditive. Il ritmo cadenzato delle onde, infatti,  è simile al battito cardiaco ed il respiro della mamma che il bambino ha sentito nei primi nove mesi di vita. Un legame primordiale quello dell’uomo al mare, dunque, al quale bisogna aggiungere un’altra importante considerazione: il nostro corpo è formato per circa il 60 per cento di acqua.

 Infine, non sono da sottovalutare le sensazioni tattili che proviamo. L’acqua ha una resistenza che è 600 volte quella dell’aria, questo produce quella piacevole sensazione di esserne come abbracciati. Dunque se amate perdervi nel blu del mare e l’ascoltare il rumore delle onde vi porta in uno stato di «grazia mentale» come lo definisce il biologo marino Wallance J. Nicholas nel suo libro Blue Mind, non vi preoccupate, siete perfettamente normali.

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Autore: Emiliana Avellino

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