PROTEGGERE I PROPRI RISPARMI? COSA NON FARE

Settore: banche
Data inserimento: 17 novembre, 2014

oroProteggere i propri risparmi portandoli all’estero? Chi non ci ha mai pensato almeno una volta? Ma cosa significa portare i soldi all’estero? Significa aprire un conto, certo, che sia nel principato di Monaco, in Svizzera o Lussemburgo, cambiare quindi la moneta in franchi svizzeri, dollari o sterline inglesi. Questa, però, è solo la parte meno difficile, la cosa più complicata da fare, in tempi di grandi turbolenze finanziare, è, infatti, stimare quale di queste valute, potrebbe essere sicura, al cento per cento, dal rischio di crack economici e di insolvenza. Beh, nessuna.Per non parlare di quali siano i costi per poter aprire un conto in un paradiso fiscale nascondendo la propria identità dietro il paravento di una società. Scelte che, di certo, non sono convenienti per i piccoli risparmiatori, che devono, quindi, lasciarle ai ricchi e agli evasori fiscali.

Neanche acquistare in Borsa, i Bund tedeschi, sarebbe un affare, perché a fronte dei costi elevati per comperarli, gli interessi in euro sono molto bassi. Le quotazioni di borsa dei Bund sono destinate a scendere  se la Banca Centrale per la moneta unica europea dovesse continuare nella sua azione antispread, facendo, in questo modo, venire meno il loro plusvalore derivato dalla paura di una disgregazione dell’euro ed un ritorno alle vecchie monete. A questo va aggiunto che con l’atteso ritorno del sereno si sono deprezzati anche i titoli norvegesi, inglesi, svedesi, australiani e canadesi fanno eccezione quelli in dollari Usa. Certo si potrebbero sempre diversificare gli investimenti per ripartire il rischio. È possibile, per esempio, acquistare buoni del tesoro od obbligazioni in valuta estera, ma anche in questo caso bisogna essere consapevoli del rischio in cui si incorre al cambio quando si decide di incassare le cedole, di rivenderle o incassare il capitale a scadenza, momento in cui si potrebbero vedere sfumare ottimi rendimenti per il deprezzamento della moneta di riferimento. Bisogna, quindi, fare particolare attenzione al tasso di interesse promesso dal titolo che quanto maggiore sarà, più sarà elevato il pericolo di una svalutazione o di un’insolvenza.

Per quanti pensano, invece, che una buona soluzione per proteggere il proprio patrimonio familiare sia investire in oro, bisogna facciano prima delle considerazioni. Quando si decide di convertirlo in denaro contante il prezzo di rivendita al dettaglio sarà sempre inferiore a quello d’acquisto di circa il 20 – 30 %, ma può arrivare anche al 50 % se è stato trasformato in gioiello. Per questo invece che in monili converrebbe investire in monete d’oro anche se il valore non è sempre in linea con il prezzo di mercato e dipende anche dallo stato di conservazione e dalla fattura del conio. Quindi meglio ancora acquistare lingottini d’oro di 1kg, unico problema è che sono di difficile smercio per il loro peso e l’impossibilità di dividerli in pezzi. Inoltre, se da alcuni anni sull’acquisto non bisogna pagare l’iva, in caso di guadagno sulla rivendita bisogna dichiararlo nella denuncia dei redditi ed in più si paga sul plusvalore la stessa imposta prevista per i bot ovvero il 12,50%.

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Autore: Alessandro Casta

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