Ragazzi in fuga dall’Italia, Paese verso la desertificazione

Settore: editoriali
Data inserimento: 25 settembre, 2017

desertificazioneCome mai è così complicato comprendere che un Paese che non investe nelle nuove generazione è un Paese che non investe nel proprio futuro. È un Paese che cerca semplicemente di dare un ordine, seppure apparente, al proprio orto senza rendersi conto che il suo terreno diventerà improduttivo se non concimato e curato. Allora è arrivato il momento che la politica apra gli occhi e faccia qualcosa per arrestare questa inevitabile desertificazione del nostro Bel Paese: innanzitutto fermando “la fuga dei cervelli”, restituendo ai giovani la fiducia nella propria terra natia; una terra che, al momento, non è in grado di offrire nulla se non la consapevolezza che una realizzazione personale e professionale la si può trovare solo all’estero. Così si parte con una valigia piena di sogni, di malinconia per gli affetti lasciati, ma soprattutto con una gran voglia di riscatto. Eh sì, perché se ti sei laureato giovane con il massimo dei voti, poi hai conseguito un master e, dopo anni, non hai ancora trovato un lavoro ti viene anche il dubbio che sei tu ad essere inadeguato in questo sistema. Così dal sistema Italia scappano in molti e chi non l’ha ancora fatto lo sogna tutti i giorni.

A questo dovrebbe pensare il nostro Paese che è spesso incurante davanti all’esodo dei propri ragazzi,  all’ingente riduzione del qualificato contributo  che le nuove generazioni potrebbero dare ai processi produttivi e decisionali del sistema ed alla drastica riduzione della presenza dei giovani nella società e nel mercato del lavoro. I dati non sono per nulla confortanti se si pensa che tra coloro che decidono di restare è crescente il numero di under 30, così sfiduciati e avviliti, che decidono che non valga la pena né  studiare né  lavorare. Così quella che dovrebbe rappresentare per uno Stato  una risorsa attiva diventa un costo sociale, giovani che si reggono sul lavoro e le pensioni di una popolazione che diventa sempre più anziana. Sì perché se le vecchie generazioni sono una certezza, le nuove, tra chi parte e chi è costretto a confrontarsi con le difficoltà di conquistare una propria autonomia, di raggiungere una posizione stabile nel mondo del lavoro e di mettere le basi di una propria famiglia, sono di sicuro un’incognita.

Questi sono i presupposti per cui, in Italia, si fanno sempre meno figli; stando ai dati Istat al 1° gennaio 2017 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 579mila residenti, 86mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,4 per mille).  La natalità conferma la tendenza alla diminuzione: il livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486mila, è stato superato da quello del 2016 con 474mila. A questo si aggiunga che le nuove generazioni si trovano in eredità un enorme debito pubblico. Tutti fattori che si vanno a scontrare con quelli che occorrerebbero per il funzionamento di un sistema sano, un sistema che utilizzi, invece di perdere, le proprie risorse migliori e che riesca a porre le basi per produrre ricchezza e benessere per tutti.

Di Emiliana Avellino

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Autore: Emiliana Avellino

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