SEUL, ESEMPIO DI SVILUPPO

Settore: editoriali
Data inserimento: 5 luglio, 2014

seulInvestire per superare la crisi. Ebbene sì, ciò che apparente può sembrare contraddittorio in realtà non lo è affatto. A patto, ovviamente, che si investa nei settori giusti quello della ricerca, dell’istruzione e della tecnologia, per esempio. Ai più scettici basterà guardare cosa è accaduto a Seul, la capitale sudcoreana. Alla fine degli anni Novanta la Corea era economicamente a pezzi. Fu salvata dalla bancarotta grazie ai generosi finanziamenti concessi dagli Stati Uniti e dal Fmi, circa 60 miliardi di dollari. Soldi che potevano essere solo un salvagente, che si sarebbe inevitabilmente sgonfiate con il tempo, ma non è stato così. Perché? Il paese ha programmato la crescita e guardato lontano, ha usato quei fondi per investire in ricerca, istruzione e tecnologia e oggi è un colosso economico: l’ottava o decima economia mondiale, secondo le classifiche. Certo anche Seul ha risentito della crisi finanziaria mondiale del 2008, ma i suoi livelli occupazionali e di crescita industriale sono rimasti alti. I senza lavoro sono appena il 3,5% della popolazione, il Pil avanza al ritmo annuo del 3,9% (il dato previsto per il 2014).

La capitale sudcoreana continua a guardare lontano e, a marzo scorso, il ministero della scienza coreano ha annunciato un investimento di 1,7 miliardi di dollari per lo sviluppo della rete wireless “5G” (800 megabyte da scaricare in un solo secondo, invece dei quaranta oggi necessari), tecnologia che nelle previsioni dovrebbe generare, tra il 2020 e il 2026, vendite in infrastrutture e nuovi prodotti per circa 350 miliardi di dollari. In un sistema economico che viaggia con questi ritmi la parte del leone continuano a farla i cosiddetti “chaebol” (Samsung, Hyundai, e LG sono i più conosciuti a livello internazionale), conglomerati produttivi a conduzione famigliare che spaziano dall’elettronica alle automobili, dalla cantieristica alla grande distribuzione commerciale. Inoltre, altro aspetto positivo di questa crescita economica è stata la nascita del mecenatismo che ha stimolato i grandi progetti architettonici. Il Leeum, inaugurato nel 2004, progettato da Mario Botta e Jean Nouvel, è il museo d’arte (tradizionale e contemporanea) che ospita la raccolta privata della famiglia Lee: quella che ha fondato e attualmente controlla la Samsung. Il Museo nazionale di Corea, dove si raccoglie il patrimonio storico sopravvissuto ai saccheggi e alle distruzioni dei cinesi e dei giapponesi, dal 2005 ha una nuova sede nella zona di Yongsan: è il sesto più grande del mondo, ha quasi tre milioni di visitatori l’anno; è un enorme parallelepipedo in marmo disposto su tre piani, arioso, armonico, di una bellezza essenziale.

Da pochi mesi Seul può vantare anche Il DDP (che sta per Dongdaemun Design Plaza) progettato come un centro culturale al centro di Dondaemun, quartiere storico del paese sud Coreano. All’interno, negli spazi aperti 24 ore al giorno, corrono corridoi bianchi, laboratori e sale museali. Da potenza economica, la Corea si sta insomma trasformando in polo culturale: importa mostre e concerti di musica classica, assolda architetti e designer di fama mondiale, ma comincia anche ad esportare mode e stili tipicamente “made in Korea”, a partire dalla musica, con il rapper Psy divenuto un’icona mondiale e decine di altri gruppi e cantanti che impazzano dalla Cina al Giappone. Dalla fine degli anni novanta Seul è riuscita non solo a superare un periodo buio ma anche a porre le basi per diventare un centro mondiale del design e della creatività applicata all’industria: dal tessile all’elettronica.

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Autore: Miriam Capuano

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