Sì, la vita è tutto un quiz

Settore: editoriali
Data inserimento: 22 novembre, 2014

quizCi hanno insegnato che avere delle nozioni non significa avere cultura. Che conoscere il teorema di Pitagora o saper citare a memoria tutti gli autori dell’800 non significa aver acquisito, in automatico, quell’apertura mentale e visione di insieme che distinguono, realmente, un uomo che ha cultura da uno che possiede solo delle nozioni. Eppure, oggi, il sapere di una persona viene valutato dalla sua capacità di saper mettere delle X nelle caselle giuste. Il sistema prevede, infatti, che il primo anello, quello della selezione per la scelta di chi sarà formato per diventare, in futuro, medico, biologo, ingegnere o insegnante – per citarne solo alcuni – sia affidato ai quiz.

Proprio di recente in sessantaquattro mila si sono presentati ai test di medicina. Cento minuti per rispondere a sessanta domande, poco più di un minuto e mezzo a domanda. Tagliati fuori? Sicuramente, sempre con le dovute eccezioni: i più riflessivi, gli emotivi, quelli che sono consapevoli di avere un cervello e decidono di usarlo. Peccato solo che novanta secondi siano davvero pochi e molti ragazzi, soprattutto quelli che, a medicina, provano ad entrare per il terzo anno consecutivo, capiscono che piuttosto che approfondire lo studio della chimica, della biologia, della fisica o della matematica devono studiare i quiz.

“Sì, la vita è tutta un quiz”, cantava Renzo Arbore, già, alla fine degli anni 80’. Oggi è proprio così, i test sono diventati una materia a sé stante, così come la relativa preparazione. Quindi non si studiano più le varie materie, ma il libro che raccoglie tutti i quiz disponibili. Bando, dunque, alla riflessione, all’analisi, alle valutazioni e rielaborazioni personali, nonché ai tempi per far propri certi concetti. Tutto viene ridotto ad esercizi di memoria, alle tecniche per affinare la velocità di risposta, alle furbizie per ricordare cose che, a volte, non si ha la più pallida idea di cosa siano. Questo viene insegnato alle nuove generazioni.

Presupposti che lasciano pensare che se il medico del futuro conoscerà il prontuario a memoria non si ha la stessa certezza che avrà sviluppato capacità: da quelle critiche e di analisi, a quelle di valutazione ed elaborazione di opinioni personali. Intanto, si continua con le crocette, i test, le domande a risposta multipla, lontani dal vero senso delle cose che vengono, invece, sempre più svuotate del loro significato.

Di Emiliana Avellino

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Autore: Emiliana Avellino

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