“Sì” o “No” alle trivellazioni in mare, si vota il 17 aprile

Settore: energia
Data inserimento: 10 marzo, 2016

trivelleIl prossimo 17 aprile gli italiani saranno chiamati a votare al Referendum sulle trivelle ovvero a rispondere alla domanda: “volete voi che, quando scadranno le concessioni nelle acque territoriali italiane, quei giacimenti vengano fermati anche se sotto c’è ancora gas o petrolio?”.

Mettere la x sul “Sì” comporterà decidere di bloccare tutte le trivellazioni quando scadranno le concessioni; verranno quindi fermati i vari investimenti tra cui  quelli dei tre grandi giacimenti,  di Guendalina (Eni) nel Medio Adriatico, di Gospo (Edison) davanti all’Abruzzo e di  Vega (Edison) al largo di Ragusa, già attivi e per i quali sono allo studio potenziamenti. Nei mari italiani, inoltre, ci sono 106 istallazioni per estrarre metano o petrolio, si tratta di vecchie piattaforme che  ormai hanno esaurito gran parte delle risorse, ma i giacimenti sono ancora molto grandi.  Se votare “sì” non avrà conseguenze sui giacimenti oltre le 12 miglia dalla costa, in acque internazionali di competenza economica italiana, di certo, però, allontanerà il rischio di incidenti nei mari italiani, già inquinati dai depuratori rotti dall’Abruzzo in giù. Per questo motivo, a sostegno del “Si”, sono scesi in campo  una serie di associazioni e comitati ambientalisti dal Wwf, a Greenpeace, fino a Legambiente che chiedono a gran voce che di votare per un Sì che rappresenti un sì anche alle rinnovabili, all’efficienza e alla mobilità sostenibile in modo da innalzare l’attenzione dei cittadini e del governo su questi temi. Un settore quello delle rinnovabili dove si creeranno nuovi posti di lavoro.

Votare “no”, invece, vorrà dire che quando scadranno le concessioni le compagnie petrolifere potranno chiedere un prolungamento dell’attività e, una volta ottenute le dovute autorizzazioni in base alla Valutazione di impatto ambientale, potranno rinnovare gli impianti, aggiornare le tecnologie produttive e di sicurezza ambientale. Potranno, infine, aumentare la produzione di metano o petrolio fino al completo esaurimento del giacimento. Se il “No” dovesse perdere saranno centinaia le persone che perderanno il lavoro e ci sarebbero anche ricadute negative su un “made in Italy” avanzatissimo e altamente tecnologico nel mondo: il polo di Ravenna, con decine di imprese italiane e migliaia di persone, è, infatti, attualmente leader nel mondo nelle perforazioni sia per tecnologia sia per qualità ambientale.

Di Laura Pinto


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Autore: Laura Pinto

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