Uomini e donne del Sud, una risorsa per l’Italia

Settore: editoriali energia
Data inserimento: 3 giugno, 2015

italia_fisicaC’è un Sud ricco di bellezze naturali, di risorse, di idee, di uomini e di donne che lavorano. Un Sud spesso dimenticato, bistrattato, considerato una zavorra per un Nord “produttivo”. Quello che sfugge, però, è che senza il Sud non ci può essere Italia e meno che mai Europa. Le classi dirigenti economiche e politiche dovrebbero, dunque, iniziare a guardare al Mezzogiorno come una risorsa e non come una parte malata del Paese che deve essere recisa. Eppure spesso si è assistito e si assiste ancora a decisioni che vanno in una direzione diametralmente opposta a questa e che hanno finito, realmente, e contribuiscono, tuttora, a  trasformare il Meridione in un fardello troppo pesante per il Nord,  dati i tempi di crisi economica.  Di certo il Sud non ha bisogno di assistenzialismo, non ha bisogno che gli vengano lanciati dei semplici giubbotti di salvataggio; è arrivato il momento che  il Mezzogiorno si rialzi ed inizi a camminare sulle sue gambe.

 Di sicuro non le mancano i mezzi e neanche l’invettiva. In Sicilia, per esempio, è nato il progetto ‘Energia dagli agrumi’ che è diventato reale con un impianto pilota promosso dal Distretto agrumi di Sicilia in collaborazione con l’università di Catania e la cooperativa Empedocle. Come trasformare il rifiuto in un’importante risorsa: il cosiddetto ‘pastazzo’ (polpe,  semi e  bucce che residuano dalla trasformazione degli agrumi) è sottoposto, nell’impianto pilota, ad una lavorazione biologica per l’estrazione di energia elettrica. Così il residuo umido della produzione industriale di succo di agrumi che, attualmente, è gestito come fosse un rifiuto e genera costi elevati viene utilizzato per la produzione di energia elettrica, biometano, bioprodotti e nutrienti per il terreno. Un circolo virtuoso che potrebbe essere esteso a tutta la Regione: è stato, infatti, calcolato che per risolvere il problema dei residui agrumicoli in Sicilia basterebbero 20 ‘digestori’ come l’impianto pilota.

 Questo è sicuramente un esempio del Sud che piace: quello che offre ai giovani laureati motivi per fermarsi piuttosto che andare via per trovare altrove gratificazione professionale al percorso di studio portato a termine. Solo investendo in questo Sud si può  bloccare quel processo  di desertificazione che sembra ormai irreversibile e soprattutto si possono motivare le nuove generazioni ad intraprendere percorsi di studio universitari.  Non è un caso che, stando ai dati dell’anagrafe nazionale degli studenti universitari elaborata dal Miur, gli atenei meridionali hanno perso, in dieci anni, 45 mila iscritti. È arrivato il momento di invertire la rotta, solo così ci potrà essere una rinascita del Mezzogiorno che è essenziale perché ci sia la rinascita dell’Italia.

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Autore: Emiliana Avellino

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